|
Traduzioni a cura di Natale Marzari |
![]() |
|
Dopo 41 anni e 5 mesi, nel maggio 2006 la
magistratura di Trento ha riconosciuto l'esistenza e la gravità di quella
malattia rara che nessuna altra istituzione o persona singola della provincia di
Trento ancora mi riconosce, e per negare la quale mi perseguita. |
||
|
NATALE MARZARI
NOI E LE MALATTIE
UN LIBRO UTILE PER CHI SOFFRE E PER CHI CONVIVE CON LA SOFFERENZA
SOMMARIO
Premessa | Cos’è la malattia | I nostri avi e noi | Terapia ad ogni costo (del paziente) | Come comportarsi | Aspetti relazionali della malattia | Immagine del malato | Rapporti fra il medico, l'ammalato e l'istituzione | Umanizziamo la sofferenza | Diete. Tipi di malattie Le malattie da agenti patogeni | Aspetti degli agenti patogeni | Malattie da ambiente sfavorevole | Malattie di origine somatica. | Malattie genetiche | Malattie mitocondriali | Malattie congenite | Insonnia
Premessa.
Con questo testo mi prefiggo di aiutare tutti coloro che incappati in qualche affezione, siano intenzionati ad affrontare la situazione nel modo più efficace possibile. Troverete qui una classificazione delle patologie coerente con le concezioni scientifiche moderne senza alcuno spazio per sentimentalismi o superstizioni, superstizioni che anzi mi prefiggo di combattere, e quel lettore che non fosse in grado di liberarsene, finirà senz'altro con il sentirsi a disagio. Con questo testo voglio fornire uno strumento di lavoro il più analitico possibile, per dare a chi ne sia interessato un mezzo, per districarsi in quella babele di atteggiamenti scoordinati e spesso contrastanti, che contraddistinguono troppi di coloro, che per i più disparati motivi si interessano della vasta disciplina della salute. Troverete la classificazione delle patologie, e quali terapie adottare per affrontarle. Troverete la classificazione delle discipline terapeutiche, e le indicazioni per sceglierle. Imparerete le differenze fra: -medicina allopatica e medicina omeopatica; -rimedio e lenimento; -malattia presente e malattia latente; -malattia acuta e malattia cronica; -malattie acquisite e malattie ereditarie; -malattie professionali e malattie comportamentali; Imparerete il significato di termini come malattia diaginica e malattia autoimmunitaria, ecc. Troverete la spiegazione di cosa sia un tumore ed il modo di prevenirlo. Troverete il modo di distinguere fra medici ciarlatani con laurea e senza, e tante altre cose ancora. Mi dispiace di non essere in grado di suggerirvi dei rimedi contro la stupida superstizione umana, che vi isola e vi colpevolizza, ma è mio intento fornirvi due armi per ovviarvi anche se indirettamente: Primo. Il modo di convivere con il vostro male nel modo migliore ed il più economicamente possibile. Secondo. Un quadro il più chiaro possibile della situazione per poter combattere nel modo più efficace l'ignoranza altrui. Vi prego in ogni modo, di tener presente che questo testo non può, e non vuole essere un trattato, con tutte le indicazioni terapeutiche per curare ogni singola malattia. Non esiste il modo di condensare in un cervello o in uno scritto, per ampio che sia, l'enorme quantità di informazioni che sarebbero necessarie. Neppure le enciclopedie mediche hanno questa pretesa, vi prego quindi di perdonare quelle trascuratezze inevitabili in un lavoro, il cui unico intendimento è quello di dare un'informazione, per aiutare nella conoscenza e nelle scelte.
Cos’è la malattia.
L'atteggiamento con cui ci poniamo questa domanda è ciò che più rivela il nostro stato d'animo e la nostra formazione culturale. Ed è possibile rispondere in una vastissima quantità di modi a questa domanda. - Il moralista risponde, che la malattia è una punizione per il nostro cattivo comportamento. - L'egocentrico risponde, che la malattia è un'offesa al nostro organismo. - Il tecnico risponde, che la malattia è un’anormalità delle funzioni organiche. - Il religioso risponde che la malattia è una prova a cui ci sottopone il dio in cui lui crede. E si potrebbe proseguire molto citando gli atteggiamenti che le varie società umane hanno assunto nei confronti delle malattie e dei malati. Tutte queste risposte sono purtroppo caratterizzate da un grande errore comune, esse considerano la malattia uno stato anormale della vita, creando cosi una mentalità pesantemente perniciosa per un corretto approccio al tema della malattia. E nell’impossibilità di trovare una causa riconoscibile per questa presunta anormalità, tutte le società finiscono col prendersela con chi ne porta i segni, e cioè con l'ammalato stesso, colpevolizzando ed emarginando cosi, proprio chi dalla malattia è più colpito.
LA MALATTIA E' UNA COMPONENTE NORMALE DEL FENOMENO VITA, E' NORMALE COME LA GIOIA E L'AMORE, COME IL NASCERE ED IL MORIRE.
L'unica differenza fra individuo ed individuo è l’intensità dei processi patologici in cui incorrerà nell'arco della sua vita, e questa differenza può essere anche sconcertamente forte ma non esiste la vita senza la malattia, ognuno deve affrontare le sue malattie, ed in ogni modo nessuno muore di salute. Se proviamo a contare quante sono le persone afflitte da qualche malattia in questo momento fra le nostre conoscenze arriveremo facilmente al 15 per cento, ma fra un anno ben l'80 per cento sarà stato colpito da qualche forma di patologia, e nell'arco di dieci anni non avremo praticamente più persone indenni, ovvero persone che non abbiano sofferto per qualcosa nell'arco di questo periodo. Persino dei normali aspetti della nostra vita vengono definiti e vissuti come fossero delle malattie. Pensate per esempio all'azione della pubblicità, nei confronti della calvizie maschile, o delle rughe, o del grasso sottocutaneo. Il fatto è che il corpo di tutti gli esseri viventi è destinato a modificarsi nell'arco della vita, ed anche quello umano subisce delle modificazioni sia nell'aspetto che nelle funzioni. Normalmente accade però, che i disturbi dell'infanzia e della prima giovinezza vengano dimenticati rapidamente, ed alla fine della crescita cominciano per molti i primi falsi problemi. Verso i vent'anni per le femmine e verso i venticinque per i maschi l'organismo smette di crescere, ha quindi un minor bisogno di cibo, e lo manifesta con un minor appetito, o con dei piccoli disturbi digestivi. Questi disturbi vengono presi alla lettera, e l'individuo inizia la ricerca di diete per "guarire". Che l'individuo faccia o non faccia movimento, il suo fisico è destinato ad appesantirsi una volta cessato lo sviluppo, e le eccezioni non contano, anche se vengono largamente usate nella pubblicità. In ogni modo molti si ammazzano di faticare, cercando di "guarire" da dei normali ed innocenti fenomeni collegati con l’età. Anche quei piccoli antiestetici depositi di grasso sottocutaneo, cosi comuni per l'organismo femminile, vengono utilizzati, per indurre il senso della presenza di una malattia, e vengono falsamente presentati per una grave e dolorosa malattia della pelle: La cellulite. Tutto ciò, da modo a qualche furbone di approfittarne, e vediamo sorgere in continuazione: Scuole, discipline e ginnastiche per "curare" queste cosiddette malattie. Succedono anche dei fatti comici. Un giorno, un bel tipo, annuncia la scoperta della "cura" per una malattia di moda, l'infarto. In breve tempo aumenta vertiginosamente la vendita delle sveglie, delle tute da ginnastica, ed il numero dei maschi mattinieri. Tutti a correre, per prevenire l'infarto. Il bel tipo muore di infarto per il troppo correre, e tutti continuano ancora a correre. Un'altra volta, un altro bel tomo, ritiene che quanto mangiamo da qualche millennio, sia completamente sbagliato. Inventa la "dieta macrobiotica", la segue con ammirevole diligenza e quattro anni dopo muore di malnutrizione. Ancora adesso i negozi di alimenti macrobiotici nutrono contemporaneamente i loro fedeli ed i loro affari. Più i secondi che i primi. Si vedono anche delle persone, che non ingrasserebbero neanche a rimpinzarle a forza, intente a far soldi insegnando come fare a rimanere magri, a delle persone, che ingrassano anche al solo guardare il cibo. Con il sicuro risultato di diminuire i grassi felici, ed aumentare i grassi traumatizzati. Doppiamente traumatizzati, prima nel morale da presunti biasimi, e poi nel fisico, da quelle ginnastiche incoscienti, e fatte praticare senza preparazione medica, come ad esempio la ginnastica aerobica. Solo se considereremo la malattia un normale inconveniente della vita riusciremo a non drammatizzarla e ad affrontarla nei modi più efficaci fra cui il più economico: La prevenzione. Qualsiasi altro approccio potrà essere magari più accettabile, più consolatorio, ma ci porterà fuori strada, ci porterà ad assumere dei comportamenti superstiziosi, ad esorcizzare i problemi dopo esserne incappati ecc. Ed anche se non ne moriremo, finiremo senz'altro con l'aumentare i costi del recupero per noi e per gli altri e con l'aumentare le nostre sofferenze.
I nostri avi e noi
Autocollocandoci sul piedistallo delle nostre conoscenze, possiamo illuderci di essere superiori ai nostri avi, e possiamo arrivare ad irridere i loro sciocchi e maldestri tentativi nell'affrontare le loro malattie, da cui erano afflitti molto più di quanto non capiti a noi. Diventa quasi automatico pensare che i nostri avi fossero ignoranti e coscienti di esserlo. Niente di tutto ciò. I nostri avi avevano le risposte ai loro problemi, e venivano rassicurati da queste risposte, esattamente come noi lo siamo dalle risposte che noi ci diamo ai nostri giorni ci diamo. Ciò che noi irridiamo sono le risposte che loro si davano. Deridiamo il loro pensare a spiriti maligni, o la loro fiducia in rituali assolutamente inefficaci o addirittura dannosi. E cosi non vediamo i nostri spiriti come la cosiddetta ed inesistente psiche o i nostri rituali come il fumo, l'alcol, le pillole ecc. Che sono spesso più inutili e dannosi delle danze o delle credenze antiche. Il fatto è che i nostri avi si erano create quelle risposte, perché‚ incapaci di dire e di dirsi "Non lo so!" davanti ai loro problemi insolubili, esattamente come non ne siamo capaci noi. Più avanti citerò alcune delle terapie fantasiose inventate dai moderni taumaturghi (miracolisti), per sfruttare economicamente le paure provocate dalle malattie, e su quali trucchi si basi la loro apparente efficacia. Come facciamo noi, anche i nostri antenati, preferivano delle azioni stranissime anche se inefficaci piuttosto che l'inazione o una serena accettazione dei limiti e del dolore. Ecco quindi che i nostri avi ricevevano sicurezza da cose come: -Dormire sulle nude pietre in appositi templi. -Portare addosso degli oggetti vari. -Bere degli intrugli il più repellenti possibile. -Farsi levare sangue in abbondanza. -Ballare fino allo sfinimento. -Farsi scalpellare il cranio. -Esorcizzare gli epilettici a bastonate. Ed altre cose ancora che vi risparmio. Se poi l'ammalato dopo essere stato tanto rassicurato non si decideva ne a guarire ne a morire, bisognava rassicurare i sani, espellendolo dalla società. Normalmente era destinato a morire di stenti in solitudine o divorato da qualche animale carnivoro. In alcune società esistevano dei luoghi dove i cronici venivano confinati e destinati a morire di fame sofferenza e disperazione, ma senza disturbare (lazzaretti, lebbrosari ecc.). Non dobbiamo però scordare che la fortuna delle nostre conoscenze ha origine nelle sperimentazioni effettuate dai nostri avi. Lo studio di molti comportamenti o azioni terapeutiche dei nostri antenati ci porta spesso a scoprire delle logiche e degli effetti utilissimi anche per noi, ed a questo proposito cito la riscoperta in occidente dell'agopuntura, una disciplina molto utile, già conosciuta nel tardo medioevo e perduta nell'insensato rogo di presunte streghe stregoni e gatti. Prima o poi però, tutte le società scoprono gli psicofarmaci, che se non sono efficaci nel curare, lo sono nel far smettere di lamentarsi all'ammalato.
Tabella delle sostanze impiegate per alterare le sensazioni e di conseguenza i comportamenti: Tabella 1
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - · -Gli australiani masticare le foglie di duboisia; · -I polinesiani masticare le radici di kawa; · -Gli abitanti del sud-est asiatico masticare le foglie di bethel mescolate alla calceper estrarne l'alcaloide; · -Gli abitanti del centro Asia bevono infusi di oppio e poi imparano a fumarlo; · -Gli abitanti dell’Asia dell'ovest e dell'est europeo mangiano il fungo amanita muscaria e fumano le foglie di canapa; · -Gli europei bevono il giusquiano, il succo fermentato della vite e dell'orzo ed i loro distillati; · -Gli americani del nord mangiano il fungo peyote e bevono l'estratto del cactus mescal; · -Gli americani del sud bevono il succo fermentato del mais e masticano le foglie di coca; · -Gli africani bevono infusi di stramonio e masticano le foglie di kat.
Ovviamente la moderna tecnologia rende superati molti dei tradizionali modi di assunzione di questi psicofarmaci. Nell'ultimo secolo sono state analizzate le sostanze già elencate e moltissime altre, e grazie all'aiuto delle guerre di massa di questo secolo, non sono mai mancate le cavie volontarie. Sono state cosi scoperte sostanze adatte a tutti i casi: potentissimi analgesici contro il dolore fisico; potentissimi stimolanti per indurre ad ammazzare ed a farsi ammazzare, però col sorriso sulle labbra; e potentissimi anestetici contro il disagio sociale per rendere accomodanti anche i più sensibili. Non mancano certamente i casi di impiego corretto di queste sostanze, pensiamo al loro impiego nella chirurgia, o contro alcune malattie del sistema nervoso, due campi che prima della scoperta di questi mezzi, obbligavano i terapeuti ad infliggere enormi sofferenze fisiche ai loro pazienti. Purtroppo però si deve subire un uso continuato e scorretto di queste sostanze al fine di eliminare dei sintomi spiacevoli, anche se utilissimi per tenere sotto controllo i processi fisici patologici, con la tendenza a sopprimere i sintomi invece di curare o prevenire le sofferenze e le malattie. Ed il loro largo uso per eliminare i disagi del vivere e dei rapporti sociali, con il risultato di addormentare le coscienze più sensibili e di permettere il perdurare di rapporti umani negativi o basati su principi diversi da quelli della tolleranza e della armonia sociale. Il risultato è che invece di indagare sulle cause delle sofferenze o dei problemi, si eliminano i segnali dell'esistenza dei problemi. Aumentando cosi il senso di falsa sicurezza. Le persone che hanno paura del buio, sono terrorizzate e quindi incapaci di entrare in una stanza non illuminata anche se quella stanza è da loro perfettamente conosciuta. Per i problemi esistenziali siamo tutti cosi, abbiamo un terrore folle ed irrazionale di rispondere "Non lo so!", qualsiasi risposta va bene anche la più assurda e balorda, piuttosto di riconoscere di non sapere. E cosi come tempo fa si isolavano i lebbrosi invece di curarli, poiché si pensava che la lebbra fosse una malattia contagiosa, (In Italia si considera ancora la lebbra una malattia contagiosa, cosi si tengono carcerate a vita inutilmente circa 1700 persone) e si ammazzavano di legnate gli epilettici, per farne uscire i demoni. Ora in assenza di demoni da scacciare, di anime da salvare a scapito del corpo, e di untori da smembrare sulla pubblica piazza, assistiamo alla demenziale abitudine di bollare come di origine psichica tutte quelle patologie, che i medici trovano troppo difficili da studiare e da trattare. Inventando cosi dopo il superamento dell'anima religiosa un'anima laica da smacchiare. Con il grande vantaggio per il medico di poter nascondere la propria ignoranza, e di poter ricondurre al paziente l'origine dei propri mali. Esattamente come si è sempre fatto. I nostri discendenti si faranno delle grasse risate pensando a quanto pesi una psiche, proprio come noi ridiamo di tutte quelle serie, lunghe e dotte discussioni sul sesso degli angeli, o riguardo la presenza o meno dell'anima nel corpo femminile, o per il ristagno o l'eccesso degli umori (salassi purghe e sanguisughe). Il lato comico è che i dotti assertori della presenza dell'anima nelle donne, erano i più sensibili e non i più retrivi all'interno della diatriba, cosicché ad un osservatore esterno poteva sfuggire l'osservazione che a sbagliare erano tutt'e due. Vi prego di meditare un pò religiosi o no su cosa ritenete sia l'anima. Ai giorni nostri si vedono, da un lato i medici internisti che pretendono di curare i tumori studiando gli ammalati di tumore, e dall'altro gli psicologi che pretendono di curare i tumori curando la psiche dei poveri pazienti. Portate pazienza e risponderò a ciò che vi state chiedendo ora. Ogni tanto qualcuno si stanca di farsi maltrattare nei suoi bisogni ed "emigra" alla ricerca di metodologie più a misura d'uomo. Ed ecco che anche quì si prospetta la possibilità di fare buoni affari. Per chi cura si intende. A disposizione per chi ne abbisogni sono state inventate e si continuano ad inventare, un'incredibile quantità di cure, che se non sono tutte curanti per i pazienti, lo sono tutte per il conto in banca di chi le pratica.
Eccone un elenco sicuramente incompleto: - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Tabella delle medicine alternative praticate ai nostri giorni.
Terapia ad ogni costo (del paziente).
Tutti quei criminali ciarlatani che praticavano e praticano gli esorcismi, pretendevano e pretendono ancora di essere nel giusto, portando a testimonianza le guarigioni effettuate, esattamente come ora gli psicologi portano a testimonianza le presunte guarigioni di chi non era malato. Se poi si vengono a trovare davanti alla contestazione di non avere guarito e neppure migliorato la condizione fisica delle loro vittime, pardon "pazienti", sfoderano immancabilmente la dichiarazione che senza i loro (mal)trattamenti avrebbero incorso in chissà quali peggioramenti. Il meccanismo con cui si creano i vari guaritori, psicologi, santi, esorcisti, eccetera, è ovviamente basato sull'ignoranza del fenomeno malattia. Per capire questo bastano alcune elementari osservazioni: - I miracoli non restituiscono mai arti od organi mancanti; - Le guarigioni improvvise vengono registrate come tali, evitando di registrare le successive ricadute; - Gli psicologi curano efficacemente solo i sani, i malati veri li definiscono "Resistenti alla terapia"; - Gli esorcisti, razza fortunatamente in estinzione naturale, violentano o ammazzano ancora ai nostri decine di persone ogni anno in Europa. Queste categorie di persone evitano accuratamente (se pure essi stessi lo sanno) di spiegare, che tutte le malattie sono soggette ad episodi di miglioramento e di peggioramento, e poiché‚ una persona sofferente insiste col cercare una cura al proprio male, finisce facilmente col credere, che un miglioramento occasionale e spontaneo anche se temporaneo sia la conseguenza della terapia in corso in quel periodo. E se il miglioramento risulta fortunosamente duraturo, l'ammalato può essere indotto con estrema facilità ad attribuirne il merito a quanto aveva fatto. MOLTE MALATTIE GUARISCONO NONOSTANTE LE CURE. Un'altra caratteristica in comune delle categorie sopra citate, è una caratteristica che le accomuna ai dittatori, agli sfruttatori ed ai rapinatori. I componenti di queste categorie sono gli unici professionisti al mondo, a farsi pagare unicamente per svolgere un compito. Si fanno pagare indipendentemente dall'impegno profuso, indipendentemente dal risultato e senza garanzia di rimborso alcuno per gli eventuali insuccessi. Abitualmente si fanno pagare prima di iniziare ad occuparsi del malato, sono pronti a ricevere ed a chiedere regalie se il malato migliora nonostante le "terapie", senza mai pensare a restituzioni, ed il malato non ha mai nessuna possibilità di venire difeso o risarcito per i loro sbagli. Luoghi particolarmente cari a milioni di malati come i santuari, divengono sempre meno miracolosi, man mano che progrediscono le conoscenze, e santuari come Lourdes perdono la loro efficienza con la serietà degli esami a cui i "miracolati" vengono sottoposti. La madonna di Lourdes non fa più miracoli dal 1978, forse aveva il tagliando limitato a 60 anni. Ognuno di noi regola il proprio comportamento in base a due fattori: la propria educazione e cultura; ed i giudizi degli altri. In un mondo in continuo cambiamento, può succedere di trovarci impreparati ad affrontare qualche fatto, e di non ritenerci all'altezza della situazione. Ne nasce un disagio che solitamente superiamo grazie a dei consigli o magari anche a delle letture. Ma se questo non basta ne veniamo frustrati e come pinocchio chiediamo consiglio alla volpe, alle volpi moderne: Gli psicologi. I quali ben felici di confermarci che siamo proprio delle frane, si fanno pazientemente raccontare, a pagamento, tutti i nostri insuccessi, per confermare a noi l'idea che siamo veramente dei falliti, e per poi potersi fare adeguatamente ricompensare della loro magnanimità nell'aiutare simili derelitti. E proprio le malattie sono le situazioni che ci trovano più impreparati, le malattie comportano inevitabilmente disagio, e subito gli psicologi si offrono di aiutarci arrivando persino a confermarci, che si è vero anche la nostra malattia è di origine psichica e la riprova è proprio il nostro disagio (psichico?). La struttura della medicina deve essere efficiente, e se i medici devono perdere il loro tempo a chiacchierare con i pazienti, questo va a scapito dell’efficienza. Molto meglio razionalizzare il sistema, e per ogni sintomo manifestato predisporre delle risposte automatizzate. Per ogni tipo di febbre l'antibiotico, per ogni tipo di dolore l'aspirina, per ogni magagna l'operazione chirurgica. Così si risolvono molti problemi contemporaneamente: si tranquillizza il paziente, si giustifica l'apparato, diminuisce la disoccupazione medica, e si fanno funzionare tutte quelle belle apparecchiature tutte cromate che a qualcuno non venga in mente di chiedere perché‚ sono state acquistate. Se poi capita quell'accidente che si definisce con una parolona di quelle che danno soddisfazione a pronunciarla "Iatrogenesi della patologia" (malattia conseguente a terapie inadeguate o eccessive), poco male, primo: Il paziente deve essere appunto paziente; secondo: Non sarà mica colpa dei medici se lui è di costituzione delicata. Che si curi!.
Come comportarsi
Il miglior comportamento da tenere sempre nella vita, ed in special modo in caso di malattia, è quello di accettare la situazione, e di imparare a gestirla autonomamente, anche se ciò comporta ulteriori difficoltà e sacrifici. Se non accettiamo la situazione, potremo fare qualsiasi cosa, disperare o impazzire, ma difficilmente potremo migliorarla. Se deleghiamo ad altri il compito di gestire i nostri problemi, otterremo di arrivare più lentamente e con maggiori costi a delle soluzioni. Se invece decideremo di affrontare il problema, passeremo quasi sicuramente attraverso dei brutti momenti, tutto ci sembrerà terribilmente difficile e complicato, ma man mano che approfondiremo la nostra conoscenza, acquisteremo sempre più velocemente sicurezza, le nostre azioni saranno sempre più efficaci, fino a che ci capiterà di prendere delle decisioni più rapide e precise, di quanto sono in grado di fare coloro a cui viene solitamente delegato il compito di decidere e di agire. A questo punto la malattia smetterà di essere un problema esistenziale, per limitarsi ad essere solo e nient'altro che una scocciatura più o meno grande. Dividendo sommariamente le malattie fra acute, e croniche potremo fare una prima divisione dei comportamenti a cui attenersi. Se veniamo colpiti da un'affezione ad andamento acuto e usualmente senza strascichi, non diventa necessario prendere dei provvedimenti autonomi, solitamente è sufficiente seguire con la dovuta attenzione le prescrizioni dei medici terapeuti, sia quelle riguardanti le cure mediche, sia quelle di natura comportamentale. Ovviamente la fonte delle prime e pertanto importanti informazioni, sull'affezione che dobbiamo affrontare, sono i nostri medici curanti. Ed a questo proposito voglio ricordare che dobbiamo sempre stabilire e mantenere un rapporto di piena fiducia e collaborazione reciproca, fra paziente e medico e viceversa, e questo rapporto è così importante, anche quando stiamo bene, da preferire il rivolgersi ad altro medico se non siamo soddisfatti, piuttosto che trascurare la salute per un rapporto trascinato nella scaramantica illusione di non averne bisogno. Se l'affezione che ci colpisce direttamente, o che colpisce qualcuno che ci è caro, può trascinarsi nel tempo o presentare possibilità di ricadute, dobbiamo iniziare ad occuparcene noi stessi. Sempre attingendo informazioni dal medico di famiglia o dai medici curanti ospedalieri, inizieremo a formarci un bagaglio di conoscenze, con cui regoleremo i comportamenti futuri. Anche lo scambio di informazioni con altre persone con i medesimi problemi sarà molto utile, specie se la loro esperienza di vecchia data, ed ancora di più troveremo appoggio, se chi è stato colpito prima di noi dal nostro male è riuscito a creare una associazione. Associazione a cui provvederemo ad associarci per aumentare le possibilità di cavarcela prima e meglio. E' incredibile quanti trucchi e metodi esistano per ovviare agli inconvenienti di una debolezza organica, senza che i medicine siano a conoscenza, ma questo si capisce subito se si considera che i medici si occupano principalmente del momento acuto dell'emergenza. Ed abbiamo cominciato così a vedere i vantaggi della conoscenza. Vediamo ora come comportarci nel caso che noi o qualcuno a noi vicino veniamo colpiti da un'affezione con conseguenze invalidanti o da una malattia cronica. Raccolte le prime informazioni come nei casi precedenti e superato lo choc dell'impatto con le difficoltà, la prima cosa da fare è prendere immediatamente contatto con le associazioni di categoria. Mentre siamo ricoverati in ospedale, vediamo intorno a noi solo dei casi gravi e nel momento più brutto del loro manifestarsi, e noi stessi stiamo passando un momento orribile, ecco quindi che contattare delle persone che hanno passato i nostri stessi momenti, e che si gestiscono molto meglio, ci darà molto più coraggio e speranza di quanto ce ne possano dare le parole dei medici o le stereotipate frasi di chi ci visita. Questo per il morale, ma nel pratico ci troviamo a confrontarci con problemi organizzativi e burocratici, e per quanto intelligenti e raccomandati possiamo essere, niente supera l'aiuto di un'organizzazione che conosce il nostro problema meglio di chiunque altro. Un poco più lunga è la strada da fare per chi viene colpito da un'affezione cronica, ma di solito i problemi sanitari sono anche meno incalzanti. Anche in questo caso occorre raccogliere le informazioni mediche per il primo inizio, e occorre contattare le associazioni di categoria per altre informazioni comportamentali e burocratiche, poi è necessario studiare. Sulle prime ci troveremo a ripetere pappagallescamente gli strani nomi degli esami clinici e dei loro risultati sotto forma di cabala, poi piano piano tutto questo inizierà a prendere forma e logica, e questo sarà il fondamento su cui dovremo costruire l'edificio della nostra conoscenza, e più questo edificio sarà completo, più ci aiuterà ad eliminare gli inconvenienti della patologia che costituiscono la differenza fra noi e la media delle altre persone. Senza paura ed anche con poca fretta dovremo richiedere e leggere le nostre cartelle cliniche, e non ci capiremo quasi niente, ma ci sorgeranno delle domande, domande che rivolgeremo a medici ed ad altri pazienti più esperti. Impareremo cioè a chiedere informazioni, impareremo a guidare il nostro comportamento con l'altrui e poi nostra esperienza, ma esiste una fonte di esperienza condensata che sono i libri. Ancora senza paura e senza fretta ci recheremo in una buona libreria, meglio se universitaria, e prenderemo libri di divulgazione e scientifici sull'argomento che ci coinvolge. Può darsi che ne riceveremo l'impressione di avere tutte le malattie descritte, ma passa presto, può anche darsi che ne riceveremo l'impressione di non capirci nulla, ma impareremo ad usare correttamente i termini specifici, così come fanno i medici, e questa sarà un'ottima base per imparare a dialogare con i medici e migliorare sempre più il livello della qualità della comunicazione, e di conseguenza della qualità dell'informazione. Internet può essere un mare in cui pescare le informazioni che ci servono, ma solitamente non ci si trovano le chiavi per distinguere l'utile dal ciarpame o dal costoso inutile, poco pratico, o ancora dannoso, è indispensabile avere accumulato da sé stessi un minimo di conoscenza per poterla sfruttare vantaggiosamente.
Aspetti relazionali della malattia.
Alcuni aspetti delle malattie sono conosciuti a tutti, è conosciuta la febbre, lo stare a letto, il dolore, la modificazione in peggio dell'aspetto, ma troppo spesso anche chi è malato non sa altro. Ciò che viene sempre ignorato sono le limitazioni del comportamento che la malattia induce, ed a questa ignoranza sono da imputare i comportamenti emarginanti e razzisti che il malato specie se cronico si trova a subire. Sembra che l'ammalato tenga dei comportamenti anormali per un suo qualche deplorevole disegno, sembra che sia svogliato, non attento alle proprie cose, come se avesse un certo gusto masochista a complicarsi la vita. Inizio con una limitazione relativamente conosciuta, le diete. Con il progredire delle conoscenze dei processi metabolici siamo diventati in grado di aiutare quei malati come i diabetici, per i quali l'introduzione di alcune sostanze, portava a delle conseguenze negative. Ma questo non rende normale il diabetico, glie ne da solo l'apparenza, il suo mangiare sarà più limitato e costoso, problematico sarà pure andare al ristorante, pressoché proibite gli saranno le mense ed i self-service, tutte piccole limitazioni che sommate costituiscono un problema in più. Ma l'origine stesso della dieta può essere un problema nei rapporti sociali, pensate ad un persona che per dei problemi metabolici sia costantemente in sovrapeso. Essa farà più fatica a muoversi, non troverà facilmente i vestiti adatti, avrà problemi organici come disturbi circolatori, e come se tutto questo non bastasse, subirà in continuazione rimproveri velati e diretti fino a vere discriminazioni nei rapporti umani e professionali, per la sua presunta mancanza di volontà nel fare una dieta che la renda normale per gli altri. Lo stesso avviene per una persona sottopeso. Ovviamente se nel sommarsi delle difficoltà, questa persona non ce la facesse a reggere, dopo il suo, suicidio si scoprirà anche la labilità della sua psiche, evidenziata e giustificata proprio dal fatto di non essere stata in grado di apparire normale. Chi sia stato colpito dalla poliomielite o da un trauma grave del sistema nervoso, può trovarsi a non avere dei problemi in corso, ma che i suoi problemi siano limitati alle conseguenze della malattia. Per gli altri non è normale, non viene compreso che il suo è solo un problema di limitazioni esterne, come ad esempio le barriere architettoniche o la difficoltà a muoversi in spazi progettati da efficienti e costruiti esclusivamente per efficienti, viene trattato ancora come un malato e subisce l'emarginazione solo ed esclusivamente per le sue limitazioni. Per alcune patologie i rapporti umani diventano difficilissimi solo ed unicamente per l'ignoranza che esiste nei confronti delle loro caratteristiche. Sono quelle patologie che non sono direttamente evidenti dall'aspetto fisico e che inoltre si manifestano episodicamente con la scomparsa dei sintomi fra un episodio e l'altro. Cito per esempio la sclerosi multipla, l'epilessia, la miopatia metabolica, e molte malattie del metabolismo o da intolleranza a sostanze. Chi ne soffre, viene quasi inevitabilmente preso per un anomalo nel carattere, subisce gravi forme di emarginazione e viene frequentemente "curato" con psicofarmaci, che finiscono inevitabilmente con lo istupidire sul serio. Un altro esempio dell'immagine deformata che tutti hanno della malattia, lo troviamo in quelle schermaglie ridicole e perennemente presenti nei dialoghi fra un ammalato e le persone che gli stanno vicino. Questi dialoghi sono caratterizzati da tre tipi di osservazioni-suggerimenti che continuamente l'ammalato si sente rivolgere, e siccome non è in genere preparato a rispondere, cercherà di schivarle o di tergiversare, dando così modo di rafforzare gli altri nella loro "giustezza" e contemporaneamente di danneggiare la propria immagine, con l'immagine dell'incapace e dell'incorreggibile testardo. La prima osservazione-suggerimento riguarda ciò che l'ammalato ha fatto o non ha fatto per procurarsi il guaio. Se ha mal di pancia, doveva mangiare meno; se è debole, doveva mangiare di più; se ha la febbre, doveva proteggersi dal freddo; se non ha la febbre, deve smetterla di fingere di stare male; se gli è caduto in testa un meteorite, doveva schivarlo. Insomma tutta una quantità di disattenzioni, per cui non si capisce come abbia fatto l'ammalato in questione, ad arrivare ancora vivo fino alla sua età, e in ogni modo sia chiaro che il suo guaio se l'è voluto e cercato. La seconda osservazione-suggerimento, riguarda le terapie che l'ammalato dovrebbe intraprendere, secondo chi è così buono da volerlo aiutare, per il suo bene. Dovrebbe stare al caldo, ma prende aria; dovrebbe fare movimento, ma non affaticarsi; dovrebbe stare a dieta, ma nutrirsi bene; dovrebbe prendere la purga, usare quel unguento, fare quelle iniezioni, fare la dieta macrobiotica, fare il footing, l'aerobica, la bionica, la ciclonica, la catastrofica, e dovrebbe finalmente smetterla di fare l'ammalato che gli altri hanno da fare. La terza osservazione-suggerimento, riguarda la bravura e la definitività delle guarigioni effettuate da quel mago, o quel guaritore, o quel santone, o quel medico estero, a cui l'ammalato per sua pura ed invincibile cocciutaggine non si è ancora voluto rivolgere. E pensare che l'altruismo di queste persone è così elevato, che molti di questi si offrono persino di guarire per corrispondenza, basta inviare loro l'importo opportuno, ed al resto pensano tutto loro. Coloro cui la natura non ha assegnato malattie rilevanti, tendono ad attribuirsene il merito, e per loro è solo grazie alla loro abilità ed intelligenza se riescono a gestire così bene il proprio organismo. Automaticamente per antitesi, chi soffre per una qualsiasi patologia, deve in qualche modo aversela cercata. Alle volte è vero, ma se una persona ha problemi, non viene aiutata sicuramente dalle recriminazioni, chi le fa, le fa semplicemente per scaricarsi dei propri pensieri e spesso anche delle proprie responsabilità. Così capita che l'ammalato invece di sentirsi dire: "Cosa posso fare per tè ?", si senta quasi sempre dire: "perché‚ non provi questo", o "Perché non fai quest'altro". Come se la malattia fosse principalmente un problema di volontà o di ignoranza soggettiva. Anche le definizioni che si usano per definire le malattie vengono stravolte e aumentano le paure ed il senso di impotenza. Esistono tre definizioni che vengono sempre scambiate fra di loro e viste sempre in maniera catastrofica. Le parole malattia incurabile; malattia inguaribile; e malattia mortale; non sono dei sinonimi. E non indicano automaticamente situazioni tremende. -Per malattia incurabile si intende una malattia resistente alle terapie. Ma moltissime malattie non sono trattabili, neanche l'influenza lo è, e spesso tutto si risolve in una qualche limitazione per chi ne è affetto. -Per malattia inguaribile si intende una malattia trattabile, ma che richiede un trattamento vita natural durante. Può essere anche che il trattamento permetta un sistema di vita quasi normale. -Per malattia mortale si intende appunto una malattia che terminare con il decesso di chi ne è affetto. Ma non significa che i suoi sintomi siano intrattabili, o che non permetta una vita di relazione, ed ignorarlo non permette di adottare quelle misure per migliorare e rendere tolleranti le condizioni di quella parte di vita che rimane pur ancora da vivere. E’ vero che qualcuno può spaventarsene e decidere di autoeliminarsi prima del tempo, magari solo ponendo termine alla propria attività, ma stupido saltare dall'aereo per la paura che l'aereo cada. Meglio volare finché l'aereo vola.
Immagine del malato.
Se invece di avere fisso in testa quel concetto sbagliato dell'esistenza dei sani, e della diversità dei malati, vedessimo negli altri delle persone, semplicemente delle persone, alte, basse, bianche, nere, sportive, zoppe, grasse, magre, eccetera; ma solo e sempre persone, sarebbe per noi normale adattare il nostro ambiente alle esigenze che ognuno ha, per aiutarlo a superare i propri limiti. Pensate a quanto sarebbe bello, se invece di redigere le tabelle dei pesi "normali", redigessimo le tabelle dei pesi "medi". Dato che il contrario di normale è anormale, ci risparmieremmo di pensare che, coloro il cui peso non si trovi al centro della tabella, siano "anormali". Ancora un pensierino sull'emarginazione. Sentendo nominare la parola emarginazione, viene logico associare l'emarginazione al razzismo, poiché di quest'ultimo abbiamo qualche informazione, e siccome non ci riteniamo razzisti, ci assolviamo automaticamente anche dal reato di emarginazione. Contrariamente al razzismo, l'emarginazione non è costituita da una serie di azioni finalizzate. Quasi mai l'emarginatore è cosciente di esserlo. L'emarginazione non è una azione diretta, l'emarginazione è una cosa che NON si fà, essa avviene. Avviene ogni volta che scegliamo una compagnia invece che un'altra. Avviene ogni volta che ci diciamo "ma chi te lo fa fare" davanti ad un problema altrui. Avviene ogni volta che davanti ad una difficoltà sociale, cerchiamo una soluzione personale lasciando nei guai chi non è in grado di trovarla. E' il sommarsi delle mancate azioni altrui e nostre a costituire il fenomeno dell'emarginazione. Capita ad ognuno di avere un incidente od una malattia improvvisi e di fare un periodo di ospedale o a letto. Ci troviamo subito in una dimensione diversa, rimangono sospese un sacco di cose assolutamente urgenti, ed il mondo ci crolla addosso. Poi ci tranquillizziamo, piano piano scema anche l’ansietà per il nostro stato, vediamo che altri hanno già vissuto la medesima esperienza, e ci adagiamo nella calma ovattata dei luoghi di cura o della camera. Poi, scopriamo persino i vantaggi della situazione. Possiamo pensare con calma, le ansie professionali ed esistenziali le lasciamo agli altri, vediamo amici in visita che altrimenti non avremo visto, e tutti sono molto più comprensivi e disponibili del solito. Questo per i primi due mesi. Poi se non ci sbrighiamo a guarire, scopriamo che stiamo diventando monotoni e pesanti, scopriamo che i sorrisi delle visite sempre più rade sono stereotipati, scopriamo che gli altri hanno altro da fare. A questo punto i rapporti con gli altri seguono le vie del commercio. Se abbiamo qualcosa da dare, riceviamo visite ed attenzioni, se non abbiamo niente da dare, diveniamo ipso facto antipatici, scorretti, ed egoisti. Chi ha del denaro, scopre che le attenzioni si devono pagare tangentemente come le attenzioni di una prostituta, chi denaro non ne ha, può compatibilmente con il suo stato tenere i seguenti comportamenti: a) - Fare la vittima. Continuare a piangere sulla sua situazione e raccogliere così aiuti occasionali dalle persone che riesce ad impietosire, o gli aiuti bacati delle persone che per sentirsi valide devono rapportarsi a degli esseri che possano giudicare inferiori, e divenire quindi inferiore egli stesso; b) - Prostituirsi. Ascoltare ed approvare ogni discorso gli venga fatto, dare ragione a tutti, essere più religioso dei religiosi, più ateo degli atei, e più realista del re, col risultato di trovarsi abbandonato lo stesso, poiché‚ la festa si fa per il figliol prodigo tornato, e non per quello che è rimasto; c) - Essere "IL BUONO". Ascoltare tutti, consolare gli altri dei loro problemi anche se risibili rispetto ai propri, e dispensare consigli di saggezza invece di chiederli. Se ce la fa vive una vita ricca di contatti umani, e con molta stima da parte degli altri. Se non ce la fa, come avviene necessariamente in uno stato di bisogno duraturo, viene spogliato di tutto quanto può dare e abbandonato; d) - Staccarsi emotivamente dai propri problemi. Considerare spassionatamente la società degli uomini e gli uomini stessi; capire che tutti hanno problemi, analizzare i propri problemi per studiarne delle vie di uscita dignitose per se e per gli altri. Questo comporta la disapprovazione di chi vede il malato in altri modi, comporta il non poter attingere quasi mai da esperienze altrui, porta a cozzare contro i costumi automaticamente emarginanti, porta anche ad un inevitabile scontro con le forme di assistenzialismo e di caritatevolezza correnti, imposte e pilotate da chi guadagna da sempre dalle difficoltà altrui. Ma se ce la fa, mitiga i danni che accompagnano la propria malattia, migliora sé stesso, spende meno energie e spreca meno denaro, collabora almeno con quelle poche persone che intendono vivere nella dignità, costruisce assieme a loro ciò che serve per vivere insieme e nonostante i guai, e toglie carne dagli artigli di coloro che vivono del sangue altrui dichiarando di aiutarli.
Rapporti fra il medico, l'ammalato e l'istituzione.
Sono normalmente buoni. Anche fra la classe medica troviamo i cialtroni ma solo un pò di più che in altri ambienti. Fra i maggiori difetti da parte medica il più diffuso è quello di lesinare il tempo da dedicare al paziente ed una tendenza a somministrare farmaci, piuttosto che visitare, ascoltare, e suggerire ai pazienti come prevenire, combattere o anche convivere con i propri guai. Da parte dell'ammalato troviamo la tendenza ad adattare la descrizione dei propri sintomi alla malattia che presume di avere, trascurando magari qualche difetto nel comportamento, ma più frequentemente l'ammalato non segue le prescrizioni terapeutiche aumentando o diminuendo a propria discrezione i farmaci prescritti, se non addirittura inventandosi delle terapie. Ma il discorso cambia profondamente se il rapporto medico-paziente avviene all'interno delle istituzioni. Il medico ospedaliero non è quasi mai medico di pazienti, ma è medico delle malattie. I medici non vedono il signor Bertolini afflitto da ernia, o la signora Tondi sofferente di colite, i medici vedono l'ernia del 37 (letto 37) e la colite del 22. "Del" 22 perché‚ 22 è il letto, ed il letto è genere maschile e non perché‚ chi è afflitto da colite sia maschio. All'entrata delle cliniche si diventa improvvisamente dei numeri, il paziente non ha più diritti civili o costituzionali, non può chiedere, non può sapere, per legge non ha diritto neanche a vedere la propria cartella clinica. All'accettazione gli viene chiesto il numero di telefono per avvisare qualcuno in caso di morte, e se gia ha la disgrazia di vivere da solo, viene anche rimproverato se non si spiccia a fornire un altro numero telefonico di amici o di chicchessia, ma la casellina "DEVE" essere riempita: Il primo compito del medico ospedaliero è quello di stabilire il tipo di malattia o l'organo colpito, dopodiché il paziente viene inesorabilmente introdotto in una immodificabile catena di lavorazioni pre programmate per quel tipo di inconveniente, durante il processo esecutivo che può durare anche settimane non ha nessuna possibilità di influire sulle procedure, ed alle sue domande si sentirà invariabilmente rispondere da chiunque "stia calmo", "dobbiamo vedere", "aspettiamo gli esami". Anche se ha dovuto troncare improvvisamente i rapporti con l'esterno ed è angosciato per il trascorrere di scadenze, non ha diritto né a sapere né a poter fare programmi, deve solamente assistere passivamente a ciò che gli sta capitando. Questo se la sua patologia rientra in quelle conosciute e trattate in quella clinica. Ma se la malattia è poco conosciuta, o si manifesta in modo anomalo, o non è conosciuta affatto, si trova completamente nei guai. Non si tenta mai di analizzare i sintomi. O i sintomi e gli esami coincidono con malattie conosciute, o il paziente viene trattato da bugiardo. Il suo destino sarà uno dei seguenti: 1.Essere curato per un altro male; 2.Essere dimesso per ipocondria (bugiardo); 3.Essere classificato psicopatico, e cioè deriso e mazziato. Avrei mille cose e fatti da dire in proposito, vista la mia lunga permanenza in molti ospedali in più nazioni, ma anche quì preferisco procedere con la cura della malattia medico-paziente invece che inveire come sarebbe necessario. Riporto quindi una mia lettera per umanizzare la degenza ospedaliera.
Umanizziamo la sofferenzaL'essere umano trascorre la maggior parte della sua vita all'esterno delle strutture ospedaliere, ed è quindi totalmente responsabile della gestione del proprio corpo. Tocca quindi a lui evitare ciò che lo potrebbe danneggiare, come pure provvedere a quegli atti, fisici od alimentari per la propria efficienza. Tutta la cultura moderna tende ad aiutarlo in questo compito, mettendogli a disposizione le informazioni ed i mezzi per eseguirlo. Ne risulta che più l'individuo cura il proprio corpo, meno ricorrerà a terapie mediche, e se necessarie, queste saranno più efficaci e più rapide, con vantaggio sia personale, sia per la società. Invece nelle strutture ospedaliere il paziente diventa automaticamente incapace di intendere e di volere. Può anche trattarsi di un premio Nobel, viene considerato un'idiota pericoloso per la propria incolumità personale C'è da chiedersi seriamente, cosa contribuisca a conservare questa mentalità medioevale ed antiscientifica, c'è da chiedersi per chi sia vantaggiosa la mancanza di informazione e di collaborazione da parte medica, che il paziente si trova costretto a subire. Mi riferisco quì al divieto per il paziente di vedere le proprie personali cartelle cliniche, e di sapere cosa gli stanno facendo, cercando, o iniettando nelle vene. Ciò diventa stupido e sopraffattivo, visto che il medico pretende dal paziente la corresponsabilità, ogni volta che lui lo voglia. Facendogli porre la firma sotto a dei documenti, in cui dichiara di assumersi la piena responsabilità delle eventuali conseguenze degli interventi a cui verrà sottoposto, e per capire i quali gli ha volontariamente sottratto i mezzi. E' necessario che il paziente possa conoscere tutti gli atti che lo riguardano, cartelle cliniche comprese; è necessario che sappia ciò che gli si Stà facendo; è necessario che sia aiutato a superare il disagio di essere malato. La nota del disagio in ambiente ospedaliero è tristemente nota da chiunque non medico vi sia incorso. Gli ospedali sono degli ambienti che sembra non siano stati sfiorati dal processo di evoluzione democratica delle società moderne, sono diretti unicamente da medici, ed i pazienti come il personale non hanno alcuna voce in capitolo. Tutti noi viviamo in un ambiente ricchissimo di contatti e di informazioni, ne siamo impregnati, ed anche al ritorno dalle ferie guardiamo subito la posta e telefoniamo ai nostri amici e parenti. Tutto questo è negato all'ammalato. L'ammalato non può ricevere telefonate, e deve sfogare le sue angosce ad ore fisse in una babele di visitatori, che seppur desiderati l'ingolfano di comportamenti ritualizzati e banalizzati dalla promiscuità obbligata. Il medico si opporrà sempre a dei cambiamenti per rendere più umana la degenza ospedaliera dei pazienti, perché‚ lui se paziente dispone in ogni modo di un trattamento privilegiato con camera singola e trattamento mafiosamente cameratesco dai colleghi terapeuti. Ed affermerà sempre di farlo nell'esclusivo interesse dei pazienti. Per i pazienti che vivono da soli, o che la malattia ha isolato nella società è ancora peggio, oltre che essere espropriati della propria persona, e non avere con chi comunicare, vengono spesso rimproverati dai medici per l'assenza di parenti a cui possano scaricare la responsabilità di interventi o metodi diagnostici a rischio con la solita firma liberatoria. E per le incombenze personali esterne non hanno diritto di rientrare in possesso del proprio corpo neanche per un'ora, non hanno cioè il diritto di chiedere un "permesso di uscita", devono dimettersi e farsi successivamente ricoverare nuovamente. Tutto ciò è molto protettivo per il medico. E' necessario che il paziente possa ricevere e fare telefonate dal letto dato che non sempre può alzarsi, è necessario eliminare l'orario delle visite per permettere a chi lavora di visitare i propri cari e mantenere l’unità della famiglia, necessario chi non ha famiglia possa uscire per le proprie necessità. Un discorso particolare va fatto per quei pazienti che per la loro sensibilità e cultura siano in grado di collaborare attivamente con i sanitari, questo non è assolutamente contemplato dagli attuali regolamenti ed è inoltre aborrito da quasi tutti i medici. Ciononostante i pazienti attenti, colti e sensibili esistono, e possono collaborare proficuamente aprendo nuovi orizzonti, apportando esperienza ed attenzione con vantaggio personale e per la ricerca. L'ospedale deve avere una biblioteca medico-scientifica, per permettere al paziente preparato l'accesso alle informazioni utili ad approfondire le sue conoscenze, a qualsiasi livello esse siano. Per arrivare ad un simile livello qualitativo della degenza ospedaliera, occorre superare la concezione caritativa dell'assistenza sanitaria, il medico è pagato per svolgere una funzione pubblica, e nessuno gli deve più riconoscenza, di quanta se ne deva ad un altro pubblico funzionario. L'ospedale esiste per i malati. Ogni azione benefica per chi è colpito da cattiva sorte, faciliterà a lui le cure, e di conseguenza accelererà la ripresa con vantaggio economico per la società. Attualmente il malato è trattato come un colpevole, questo è un retaggio di quando gli ospedali erano gestiti da ordini religiosi, e la sua malattia era vista come una giusta punizione divina per i suoi peccati. Il malato abbisogna: di conoscere tutto quanto gli viene fatto; di vedere tutti i documenti che lo riguardano; di continuare la sua vita di relazione; di telefonare dal letto; di uscire per incombenze; di collaborare attivamente con i medici.
Se ciò vi sembra irrealizzabile, ricordate che anche per gli schiavisti il negro non era in grado di pensare a se stesso. Siamo malati, siamo come voi, ed anche voi potreste fare quest'esperienza. Nel vostro stesso interesse, aiutatevi aiutandoci.
NATALE MARZARI 7 NOVEMBRE 1984
Diete
Che il cibo svolga un'importante funzione per il mantenimento dell'organismo è una affermazione banale, basta non mangiare per un pò ed i risultati non mancheranno. Anche che il tipo di cibo influenza lo stato di benessere è facile da capire. Ma fino alle moderne conoscenze che ci provengono dalla biochimica, per l'alimentazione ci si lasciava guidare quasi esclusivamente dalla tradizione. I gusti degli altri erano sempre riprovevoli, e le preferenze alimentari degli altri popoli davano sempre lo spunto per maldicenze e derisioni. Se analizziamo gli alimenti dei diversi popoli della terra, notiamo che sono solitamenta molto equilibrati e che rappresentano il miglior equilibrio fra le risorse ambientali e le esigenze alimentari. I popoli mediterranei mangiavano pane, cipolle, cavoli e pesce; i popoli dell'Europa settentrionale mangiavano carne e cavoli acidi, ricchi di vitamina C; i nordamericani basavano la loro dieta su un equilibrato uso di fagioli, mais, e carne; i sudamericani con la patata i fagioli ed il pomodoro; gli africani mangiavano miglio e carne; gli asiatici riso e carne di maiale. Quelle popolazioni, che si alimentavano con diete povere o squilibrate, non erano in grado di sviluppare delle civiltà come chi aveva la possibilità di nutrirsi in modo più completo, Un esempio eclatante lo troviamo in Africa osservando lo sviluppo corporeo ottimo per le popolazioni dedite alla pastorizia, dai masai ad est ai watussi ad ovest, e più ridotto per i popoli non consumatori del latte bantu`, boscimani, pigmei ecc. Gli scambi fra i vari popoli diffusero su tutta la terra i vari tipi di alimentazione, superando ogni tipo di resistenza e di conservatorismo in materia di cibo. Colmarono molte carenze alimentari, ed inevitabilmente aumentarono la consistenza delle popolazioni, facendo dipendere la fame da carenze quantitative invece che da carenze qualitative come da sempre succedeva. La limitazione alimentare porta a cibarsi con quelle risorse più disponibili e da quì l'insorgere di malattie a carattere epidemico da carenze di minerali e più comunemente di vitamine (pellagra, gozzo, beriberi ecc.). Fortunatamente le nostre conoscenze in campo alimentare crescevano, e venivano diffusi i concetti di una corretta igiene alimentare. Ci nutriamo così con cibi sempre più adatti e variegati, abbiamo solo conservato la tendenza a mangiare ancora un pò troppo. La lacuna dovrebbe in teoria venire colmata dai dietisti, ma in questo campo tutti ci mettono il naso, portando ognuno i propri pregiudizi. Così capita che scordandoci del motivo per cui i nostri antenati avevano eliminato la crusca dalla loro alimentazione, qualcuno più furbo degli altri, ne decanti le caratteristiche e scambi per vantaggiosa la presenza dei fattori antinutrizionali presenti nella crusca, e per i quali l'organismo si affretta ad espellerla. La crusca non causa danni ad un individuo sano e adulto, ma non è consigliabile ai bambini, ai convalescenti, ai malati, alle gestanti ed agli anziani. Noi mediterranei abbiamo la sana abitudine di bere solo un caffè al mattino e di digiunare fino a pranzo. La caffeina stimola la rimozione e l'uso dei grassi depositati, ed il modesto digiuno disintossica quotidianamente un pò. Ebbene ci credereste, tutti tendono a combattere questa bellissima abitudine ed a sostituirla con un'abbondantissima colazione all'inglese, con il conseguente obbligo di fare ginnastiche e diete dimagranti per mantenere efficienza faticosamente perduta. Parallelamente nei paesi anglosassoni si insegna a pagamento la dieta mediterranea. Ma la confusione raggiunge il massimo quando si vuole descrivere l'aspetto dell'individuo ideale. E si creano quelle micidiali tabelle dei pesi "normali". Senza conoscere i costituenti del cibo, si mangia male. Senza conoscere la costituzione del corpo umano, si consiglia peggio. A parte il concetto che l'organismo umano si modifica con il passare del tempo, e che l'alternativa è: Accettare o spendere. Il corpo umano assume una forma che è l'equilibrio di due fattori misconosciuti ai più: La trofia cellulare, e la plasia cellulare. Il termine "Trofia cellulare" indica la dimensione delle cellule ed in special modo di quelle adipose. la trofia cellulare, ha una relativa predisposizione ereditaria, ed l'unico parametro modificabile con la dieta. Con il termine "Plasia cellulare" si intende il numero delle cellule dell'organismo. La plasia cellulare ha una forte componente ereditaria, ed modificabile rispetto alla predisposizione genetica, solo durante l'accrescimento corporeo, nel senso che una nutrizione eccessiva aumenta definitivamente il numero della cellule, ed un’alimentazione carente lo riduce quasi irrimediabilmente. Questo parametro non è modificabile in seguito con la dieta, senza pericolo di danni organici gravi. Le conseguenze dell'interazione fra trofia cellulare e plasia cellulare sono riportate nella figura 6.
Figura 6
Tipi di malattie.
|